Tempio della Pace

Il Tempio della Pace, voluto dall’imperatore Vespasiano per celebrare il trionfo sulla rivolta giudaica (71 d.C.), fu inaugurato nel 75 d.C.
Destinato a conservare i trofei più preziosi del bottino accumulato con la conquista di Gerusalemme, custodiva il candelabro a 7 braccia e le trombe d’argento presi dal Tempio e ostentatatamente rappresentati sui rilievi trionfali dell’Arco di Tito sulla Via Sacra.

Ricostruzione grafica del Templum Pacis

La denominazione “Templum Pacis”, nota dalle fonti antiche, ne riflette la diversità progettuale e planimetrica rispetto agli altri Fori di committenza imperiale, e ne sottolinea il carattere sacro.
Il complesso monumentale fu impiantato sul Macellum, il mercato di età repubblicana distrutto dall’incendio divampato sotto Nerone (64 d.C.), e ne fu forse condizionato nell’orientamento e nella disposizione degli spazi. Le strutture conservate sono soprattutto pertinenti alla ricostruzione di Settimio Severo seguita al grave incendio del 192 d.C.
Lo schema architettonico del tempio è stato ricostruito attraverso la documentazione grafica fornita dalla Forma Urbis, la pianta marmorea di Roma realizzata in scala 1:246 all’inizio del III secolo d.C., e i rinvenimenti delle indagini archeologiche condotte dalla Soprintendenza Archeologica di Roma negli ultimi anni. L’aula aveva pianta rettangolare con abside, ed era preceduta da un altare e da un pronao esastilo allineato lungo l’asse del portico e articolato in due file di colonne di dimensioni maggiori rispetto a quelle del portico. Ad esse sono stati attribuiti i frammenti di fusti lisci di granito rosa di Assuan di m 1,80 di diametro recentemente recuperati.
Nell’abside, su basamento su podio, era collocata la statua di culto, il cui tipo iconografico, con figura femminile seduta con ramo di palma nella mano destra e con mano sinistra adagiata sul grembo, è riprodotto sulle monete commemorative coniate nel 75-76 d.C. Due blocchi di travertino ai lati della base recano un incasso funzionale all’alloggiamento di elementi verticali: di grande suggestione è l’ipotesi che fossero trofei o spoglie del Tempio di Gerusalemme.
In età severiana il vano fu pavimentato in opus sectile a grande modulo, con una sequenza di rotae (tondi) in pavonazzetto, granito e porfido inscritte in quadrati di giallo antico, all’interno di uno schema reticolare in lastre di pavonazzetto.
Da alcuni studiosi l’aula è stata identificata come la bibliotecha attestata dalle fonti, sulla base del confronto con l’articolazione planimetrica ed architettonica della cosiddetta Biblioteca di Adriano ad Atene. 

Tempio della Pace