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Tabernae dedicata al Templum Pacis

Sezione del Tempio della Pace

La denominazione Templum Pacis, nota dalle fonti antiche, ne riflette la diversità progettuale e planimetrica rispetto agli altri Fori di committenza imperiale, e ne sottolinea il carattere sacro.
A pianta quadrangolare ed orientato in senso nordovest-sudest, esso era delimitato da alte mura in opera quadrata di blocchi di peperino, con ingresso monumentale decorato da colonne in marmo africano di m 1.30 di diametro sul lato nordovest, rivolto verso il Foro di Augusto, e con porticati sopraelevati con colonne in granito rosa e capitelli corinzi in marmo bianco sugli altri tre lati. Sul portico del lato di fondo si apriva al centro l’aula di culto dedicata alla Pace, affiancata da alcuni ambienti.
Durante gli scavi archeologici sono stati recuperati 52 frammenti di un labrum (vasca circolare) in porfido rosso di età severiana, spezzati volontariamente per essere reimpiegati in un muro altomedioevale. La vasca, del diametro di 3,5 metri, aveva il labbro estroflesso decorato da un kyma ionico schematizzato, il profilo carenato e concavo ed il fondo piatto ombelicato; resta un frammento di una delle due anse con serpenti intrecciati.
Nella sala museale dedicata al Templum Pacis, è presenta la ricomposizione del labrum in porfido realizzata attraverso l’impiego dei frammenti più significativi emersi dagli scavi. Inoltre, sono esposti frammenti di basamenti di statue con iscrizioni in greco, oltre ad una testa bronzea rappresentante il filosofo Crisippo.

  • Introduzione al Templum Pacis

Introduzione al Templum Pacis

Vetrina con il filosofo Crisippo

Le fonti ricordano il Tempio della Pace come un museo all’aperto con esposte le opere dei più celebri artisti greci, parte delle quali erano state depredate in Grecia ed in Asia Minore da Nerone per essere poste nella Domus Aurea.
Al tema della pacificazione universale, intesa come conclusione delle guerre rivolte all’esterno e simboleggiata dalle spoglie giudaiche, veniva quindi associato il tema caro alla dinastia Flavia della pace interna, rappresentato dalla “restituzione” ai Romani delle opere d’arte che Nerone aveva tenuto per sé. La ricchezza della decorazione scultorea della piazza può essere immaginata attraverso i basamenti che sorreggevano le statue, ciascuna dei quali riportava il nome e la provenienza dell’artista che l’aveva realizzata.
L’omogeneità morfologica dei basamenti e la paleografia indicano la loro pertinenza all’intervento di restauro successivo all’incendio del 192 d.C.
Il busto-ritratto in bronzo del filosofo stoico Crisippo (281-208/204 a.C.), di età Flavia (75-80 d.C.), rinvenuto nell’area del portico ovest in uno strato altomedioevale, rappresenta un altro eccezionale ritrovamento degli ultimi scavi archeologici.

Scultura
post 192 d.C.
FP 129-130-131
Scultura
Età Severiana (Inizi III secolo d.C.)
5 frammenti: orlo grande FP 140, orlo medio FP 139, orlo con carenatura FP 138, carenature interna e esterna FP 136, fondo FP 135

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